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I mostri e la principessa

Cari sbronzi, ecco il racconto vincitore della prima (e dato il successo anche unica) edizione del Premio Letterario Pantaleone Albertazzi, opera del buon vecchio Bastogne. Bando alle cincie, lasciamo spazio alle parole:

I vizi proibiti di una persona che non accetta la sua situazione sono spesso più difficili da nascondere in una città piccola. Invece di uscire con Daniela e gli altri, che lo avevano invitato per una pizza, Michele aveva accettato di seguire quel suo lato oscuro, di uscire con l’amico Simone, sapendo come sarebbe andata a finire anche quella sera. Da parte sua, negli ultimi tempi provava una specie di perverso piacere a infognarsi in quel modo, a lasciare stupefatto Simone e parlare con gente di tutti i colori – quasi sempre di niente, o perché era lui a stare troppo brutto, come diceva Simone, o perché parlava con tipi che definire «strani» era dir poco. Quella sera, la piazzetta era gremita di ragazzi che, nonostante il freddo, chiacchieravano, gridavano, ridevano e, soprattutto, bevevano. Fa quasi impressione vedere quanto certe persone riescano a bere, perdendo ogni parvenza di dignità. La cosa più brutta erano certe ragazze. Da fogna, sul serio.
Un casino da centro sociale occupato a due passi dallo struscio bene della perbenissima città in cui viveva. Soliti problemi di un piccola città. Pulita, bellina, assolutamente corretta di giorno, diventava un letamaio di notte. E lui ci si faceva invischiare sempre più spesso, ultimamente. Beh, non è che lui si sentisse questo grande giudice che non aveva mai sgarrato, ma almeno aveva la decenza di presentarsi in pubblico con un aspetto più o meno civile, anche quando era piuttosto sbronzo. Anche se poi, a un certo punto di quelle serate, finiva per appoggiarsi ad un muro e a farsi prendere dalle paranoie per chi poteva vederlo in quello stato.
Beh, quella sera, tanto per cambiare, era ubriaco. Per di più, aveva fumato e ora, a metà serata, era completamente impallato. A differenza di Simone, che sembrava appena uscito da una messa – e dire che aveva fatto le stesse cose che aveva fatto lui. E quella sera sembrava che lo schifo dovesse ancora aumentare. Si trovò in mezzo ad un episodio che in altri momenti l’avrebbe fatto riflettere, mentre quella sera sembrava che i suoi neuroni avessero fatto sciopero. Ci avrebbe ripensato con la solita vergogna del giorno dopo.
Simone gli aveva presentato una sua amica, Elena, con cui usciva di tanto in tanto da qualche settimana. Normale, carina, ma non particolarmente intelligente.
Una volta tanto, non devo smazzarmi per sembrare migliore di quello che sono, pensava, ogni volta che usciva con lei e puntualmente combinava qualche casino. Il più delle volte, quando andava a prenderla, era già abbastanza sbronzo e continuava la serata bevendo, fumando e finendo a strusciarsi con lei in qualche posto sperduto dove aveva guidato per snebbiarsi. Elena, dal canto suo, non gli diceva quasi mai niente. Sembrava di uscire con una bambola gonfiabile o con una Barbie che in più aveva solo la capacità di fare qualche discorso più o meno decente prima di farsi sbattere. Non sapeva se per accondiscendenza o semplicemente perché – come gli aveva raccontato Simone – era talmente abituata ad uscire con gente ancora peggiore di lui che non ci faceva caso.
Beh, quella sera Michele ebbe modo di incontrare da vicino uno di quei tipi «ancora peggiori». Se ne stava abbarbicato a Elena, strusciandosi addosso a lei senza vergogna, quando si sentì strattonare violentemente.
Un attimo dopo, aveva la faccia attaccata al muro e un tizio, messo ancora peggio di lui, che gli urlava in faccia:
- E tu chi cazzo sei? Che fai con la mia ragazza?
- La tua ragazza? Ma… - riuscì a balbettare, completamente disorientato. Stava così male ed era così spiazzato che non aveva neanche la forza di reagire.
Da qualche parte, sentiva Elena che urlava «Davide, finiscila! Te l’avevo detto che uscivo con lui!» e, finalmente, gente che si avvicinava e Simone che cercava di calmare gli animi. Dopo, avrebbe ammesso che non aveva visto che poco, quasi dei flash – del tutto comprensibile, visto lo stato in cui si trovava -. Simone che se lo prendeva sottobraccio e gli chiedeva se stesse bene. Elena misteriosamente scomparsa
se ne sarà andata con quello lì, la zoccola. Sai quanto me ne frega
e lui che continuava a sorridere come un cretino e che si rimetteva seduto sulla panchina come se non fosse successo niente.
Ma lo scombino stava passando, sostitutito dal solito attacco da paranoia, che gli venne addosso con la voce di Luca.
Doveva stare brutto davvero, per sentire Luca che gli parlava con una voce tangibile, non solo nella sua testa. Anzi, gli sembrava di vederlo, addirittura.
Sennonché, non era un’allucinazione da sbronza. Luca gli stava davanti in tutto il suo splendore da fighettto bene di provincia. E – vergogna delle vergogne – con lui era Rossana, la sua ragazza del momento. Due figuracce al prezzo di una, signori e signore. Il povero studente sbronzo di fronte al signor professionista e consorte.
- Michele, ma ti vedi? Sei combinato a mostro!
Cercò di abbozzare un sorriso, ma a guardare Luca che gli sembrava, in quel momento, il giudice supremo, gli si ammosciò ogni tentativo di sembrare legittimo.
- Eh… un po’ avrei bevuto… Tu, che mi dici?
- Ma che devo dirti! Muoviti, dai, vieni con me che ti accompagno a casa…
E lo trascinò, letteralmente, via dalla piazzetta, senza nemmeno dargli il tempo di ricomporsi e salutare Simone.
Luca se lo tirava dietro, disgustato, cercando di non guardare quei “quattro tossici ubriaconi” che lo osservavano. E lui? Ah, beh, lui doveva semplicemente vergognarsi di trovarsi in quel posto, così conciato, Luca glielo aveva detto mille volte, ma vederlo dal vivo e sentirsi offeso da quello spettacolo era veramente troppo. Davvero, meno male che s’era trovato casualmente a passare ed impedirgli di dare ulteriormente spettacolo come un povero fallito.
Questo gli sibilava nelle orecchie la voce insistente, giudicante, così maledettamente perbene del suo migliore amico, di quello, come gli stava dicendo, che lo avrebbe raddrizzato ed impedito di continuare a non rigare dritto.
Rigare dritto? Ma rispetto a CHE COSA?
A quel punto qualcosa gli si spezzò dentro. Aveva torto, sì, si stava facendo male e stava rovinando quel poco che aveva, ma non poteva, non voleva farsi trascinare via per il bavero della giacca come un bambinetto qualsiasi. Aveva abbozzato per tutta la sera. Elena, i casini col suo ex, persino la figura di merda di trovarsi in mezzo ad una quasi rissa.
Ma ora basta. Si sentiva incazzato come un animale e non riusciva assolutamente a ragionare con calma. Si svincolò con violenza dalla stretta di Luca, proprio in mezzo alla piazza.
- LASCIAMI!
Aveva urlato, rosso in viso. Barcollò, quasi cadde seduto sul pavimento di sanpietrini, ritrovò l’equilibrio, si guardò attorno. Alcuni si erano girati a guardare la scena.
Ma sì, peggio di così non posso sputtanarmi, pensò confusamente, la mente ottenebrata dalla sbronza e dalla rabbia rossa che gli bloccava tutto.
- LASCIAMI STARE PER I CAZZI MIEI, BRUTTO STRONZO! FACCIO QUELLO CHE MI PARE E TU…
Uno schiaffo, improvviso, gli bloccò in gola il resto della sfuriata etilica.
Simone gli stava davanti, bianco come un cencio.
- Adesso basta, dottore. Vattene a casa a sproloquiare.
Ma no. Non ci credeva. Simone l’aveva preso a sberle. La persona più pacifica di questo mondo.
- STRONZO anche tu…
- Va a dormire che sei fritto, stasera, e non dare più spettacolo di quanto non hai già fatto. Hai esagerato e non ho più pazienza.
Si girò verso Luca che era rimasto immobile, bianco anche lui.
- Senti, lo riporti tu a casa? Ha esagerato, davvero, non fa mai così… Starà male davvero.
- Già. È che non è abituato a bere tanto.
- Grazie, Luca. Se puoi, cerca di capirlo. Di giustificarlo, no, che non lo faccio nemmeno io.- Simone si girò, lo guardò un attimo e ritornò a parlare con una ragazza nell’angolo della piazzetta.
In macchina, dopo aver accompagnato una stupefatta Rossana, Luca continuò a parlare, con tono sommesso per tutto il tempo, su quello che stava combinando, su come si svergognava, lui che era un tipo così serio e via dicendo.
Michele non riusciva a spiccicare una parola. A parte la sbronza, si sentiva, ancora una volta, troppo schiacciato dai rimproveri di Luca per impostare una qualche difesa. Per di più, gli bruciava dentro quello schiaffo di Simone e l’impressione di essere sull’orlo di un precipizio in cui voleva buttarsi da solo.
Attenzione: questo sito web contiene immagini ed è quindi pesantissimo. Ai pc connessi con modem potrebbe venire un'ernia del disco. Se il lettore cd si apre improvvisamente da solo, portate subito il vostro pc dal radiologo!!

Cementino & Golosino (c) 2004/2006 -Enrico Clementel & Marco Agustoni - Articles by Carlo Mario Centemeri

Per gli insulti misti:
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