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Appunti di aperitivistica

Senza volermi sottrarre al buon Golosino, che sta per affrontare gli esami per ottenere la libera docenza in Scienze dell'Aperitivo, vi riassumo alcune considerazioni su un'usanza che e' rientrata in vigore tra i milanesi in tempi piuttosto recenti, ovverosia l'aperitivo.
In tempi non troppo lontani, parliamo degli anni a cavallo dell'inizio del nuovo millennio, alcuni gestori di locali milanesi - il primo che io ricordi fu il mitico Victoria, da tempo immemore punto d'incontro dei frequentatori Scaligeri e dei giovani rampolli della finanza milanese - prendono dall'estero l'usanza di proporre bevande a un costo contenuto per l'ora dell'aperitivo, dalle sei e mezza alle otto e mezza.
L'idea nasce soprattutto dall'esigenza di riempire il locale anche nelle ore meno frequentate e funziona alla grande, tanto che per dare valore aggiunto si comincia a mettere in evidenza grandi teglie di pasta e insalate, oltre agli stuzzichini che da sempre popolano i banconi del bar all'ora dell'aperitivo. L'idea veniva da un'usanza che l'umile sottoscritto aveva intravisto prima solo in spagna e in inghilterra, dove nell'orario pre cena si poteva bere alcool a meta' prezzo (inghilterra) o due cocktail al prezzo di uno (spagna). L'idea dell'aperitivo come 'cena gratis con alcoolico ribassato' e' quindi un'idea del tutto italiana, prova del fatto che, come dice bene il buon Severgnini, quando noi italiani riusciamo ad unire la nostra fantasia a un po' di organizzazione siamo imbattibili.
Almeno per Milano, dicevamo, la moda si sparge a macchia d'olio e i locali che cominciano a fornire aperitivi ad elevato coefficiente di manducabilita' aumentano a vista d'occhio, offrendo proposte sempre diverse, dagli aperitivi macrobiotici vegetariani allo spezzatino con polenta.
Non tutti sono generosi allo stesso modo, beninteso. Ovviamente tutti cercavano di arginare la fuoriuscita di cibo verso i clienti la cui filosofia era "io paga, io mangia. Io no paga, io mangia molto di piu'!". Molti locali milanesi hanno adottato piatti di carta che probabilmente comprano dalla Mattel, vista la dimensione da Casa di Barbie, e adorano mettere unicamente le forchette come posate di portata, costringendoti a tempi biblici per riempirti decentemente un piatto, facendo incazzare chi e' in coda dietro di te. Ricordo un locale in cui il primo giro di cibarie era gratis, mentre il secondo era a pagamento, in cui io e altri amici demmo sfoggio di una ottima conoscenza della scienza delle costruzioni riempiendo all'inverosimile il povero piattino; il problema fu poi mangiare il cibo esattamente nell'ordine inverso per evitare catastrofo successive...
A proposito, si sfiora la catastrofe all'inizio del 2004, a causa della normativa europea sull'igiene nei locali pubblici, la stessa che proibisce l'uso delle care estinte zuccheriere (prima si poteva zuccherare il cappuccio tenendo in mano la brioche, adesso e' letteralmente impossibile, perche' per aprire una bustina servono DUE mani. Sono avvantaggiate le signorine che mettevano il dolcificante, ma loro non prendevano mai le brioches...)
Alcuni esercizi prendono alla lettera il nuovo articolo di legge limitandosi a servire tristi piatti preconfezionati di tartine rancide (costringendoti a sfidare lo sguardo del cameriere ogni volta che vai a chiedere un nuovo piatto), altri misero le teglie del cibo dietro il bancone facendo in modo che fosse sempre il barman a riempirti in modo parco - e non porco - il piatto.
Questa usanza duro' per un po' di tempo, poi, in concomitanza con un notevole aumento dei prezzi (ieri sera, per la cronaca, ho speso OTTO euro per una birra annacquata. Con la stessa cifra avrei acquistato due casse di Fink!), quasi a dire "voi pagate di piu' e noi vi rimettiamo il cibo". Com'e', come non e', adesso si e' ricominciato a mangiare in abbondanza (anzi, qualcuno addirittura fa happy hour fino alle 24!), ma serve comunque dare qualche piccolo consiglio.
1. Innanzitutto, occhio a quello che bevete: secondo una legge di marketing vecchia come il mondo, il cibo salato fa venire sete, quindi troverete sempre pietanze salatissime, in modo da farvi consumare piu' volte. Allora conviene andare verso la classica birra o vino, se prendete qualcosa di ghiacciato, mi raccomando, fate arrabbiare il cameriere chiedendo "poco ghiaccio, per favore". E' sempre divertente.
2. Ovviamente il cibo e' quasi gratis, il che significa provenienza regolarmente sospetta. Conviene sempre fidarsi di piu' dei locali che hanno un ristorante interno o attiguo, alla peggio vi troverete gli avanzi del pranzo (una storica focacceria di citta' studi, ad esempio, dalle cinque e mezza cominciava a esporre tutto l'invenduto dell'ora di pranzo tagliato a tocchettini). Occhio ai posti dove non si serve mai cibo tranne che all'aperitivo. E, come sempre nei posti economici, occhio alle uova, al pesce e alle verdure crude a foglia larga.
3. Occhio ai miscugli. Una volta ho messo della salsa bernese su uno spezzatino di Dobermann e ne e' uscito un piccolo inglese che mi ha chiesto se sapevo da che parte era Tipperary
4. Lunga, lunga, lunghissima vita ai locali che oltre al salato offrono anche il dolce. Crampi istantanei al basso ventre a quei locali che mischiano le teglie di dolce con quelle di salato, facendoti mangiare - finalmente - la famosa accoppiata "cozze e nutella".
5. Se la persona prima di voi in coda sta per terminare un piatto di quel cibo per cui avete sfidato le colonie d'ercole, sadoma e camorra e il triangolo dei Bermuda, state tranquilli che non ne lascera' neanche un assaggino per voi, anzi, cerchera' del pane per fare scarpetta. Mentre voi starete affilando la katana.
6. Se non riuscite a capire cos'e', ma vi piace, mangiate tranquillamente. Probabilmente vi piacera' molto meno quando lo capirete.
Buon appe!

Zio Cente

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Cementino & Golosino (c) 2004/2006 -Enrico Clementel & Marco Agustoni - Articles by Carlo Mario Centemeri

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