Ultimo articolo:
~winter tales - Part I~
by cente


Ultime notizie:
~Compleanno Papagayo~
by FDG


Controllate gli ultimi eventi!
...e partecipate!


Daunlod!
File ad alto tasso alcoolico

 

A PUB'S LIFE

!-- 2day's article //--

!-- cente 2005-12-10 //--


Archivio antichi articoli
"Promozioni @ Covo degli Sbronzi"


"Cronache di Paciughia -III"

"Cronache di Paciughia - II"

"Delle imprese d'armi e di boccali"

"Trinca trinca trinca..."


Uh, qui trovate l'archivio con TUTTI gli articoli vecchi, ma proprio TUTTI TUTTI TUTTI!

winter tales - Part I

"E chiudi quella porta, cazzo!"
Serata come tante. Una di quelle in cui nessuno vuole mettere il becco fuori di casa perche' non e' venerdi' o sabato, quindi non bisogna timbrare il cartellino dell'uscita settimanale, e le condizioni del tempo sono tali per cui tutto sommato l'idea di stare a casa non fa cosi' schifo.
E a ritrovarci qui in quelle sere siamo sempre in pochi, generalmente siamo sempre differenti, o meglio, non ricordo di aver mai trovato le stesse persone.
. L'alcool scorre, generalmente sotto forma di Irish coffee o similia, la birra raramente prende parte a queste serate. Ma quando e' come stasera e fa un freddo becco, passano un paio di giri per scaldarsi, e poi la lingua si scioglie con notevole rapidita', e le parole si addensano dietro ai denti suonando il clacson per uscire, manco fossimo sul traghetto per l'Elba.
E come tutte le volte che ti trovi seduto al bancone del locale da solo, cominci ad attaccare bottone con il vicino, o con il barman, e ne vengono fuori discussioni interessanti. peccato che il bancone del locale non prenda appunti, ne verrebbe fuori un libro interessante
Perche' difficilmente ci si mette, che so, a parlare di calcio o di berlusconi o del tempo o che altro. O meglio. Quella sera si parlava proprio del tempo. Perche' un freddo cosi' nessuno se lo ricordava a dicembre, cosa saranno, vent'anni che non fa freddo cosi'? Bah, non mi pare, ricordo altri inverni piu' recenti altrettanto freddi. Fino a quando non era intervenuto Logo. O meglio, non so come si chiami, ma io l'ho soprannominato Logo. Diminutivo di Logorroico, visto che quando comincia a parlare generalmente conviene mettersi comodi perche' non smettera' tanto presto.
Ma essendo uno che ne ha vissute di ogni, di solito vale la pena di ascoltarlo, e cosi' fu anche quella sera, nel mezzo delle discussione sul tempo:
Quando viene un gelo cosi' mi fa ricordare una vecchia storia.
Anche due anni fa faceva un freddo cosi'.
Bestia, che freddo che faceva.
Ci eravamo anche messi in sciopero perche' in magazzino si gelava.
Davvero, un gelo cosi' a Milano non si vedeva da un secolo e mezzo. E probabilmente era stato proprio il freddo a fare da protagonista, dove c'era lui c'era anche tutto il resto. Faceva da tacito fil rouge e da tarlo mentale che ti ricordava cosa comportava la sua presenza; tant'e' vero che quando il freddo spariva, tipo non appena passate le curve di Ronco Scrivia, in cui ti trovavi avvolto da un cielo un sole un mare che sembravano i caraibi, ti trovavi la mente che voleva in un certo strano incredibile masochista modo tornare al gelo lombardo, un gelo che sapeva di otto ore di fila a camminare per parchi e librerie, del cibo di Pattini&Marinoni consumato nel cortile dell'accademia, della Messa di mezzanotte e di tazze di pessimo te' Star consumate tra i muri del suo appartamento. Un freddo che non sapeva ancora di Van Morrison, di lunghi discorsi sul Portogallo, di streghe e maghi, di parchi e di pigne. Perche' poi quando tornavi a Milano il freddo era li' ad aspettarti, annusavi l'odore di sorpresa che c'era in quel ventaccio gelido che ti copriva le vertebre di brina. Quel gelo che non ti riportava alla realta' quando percorrevi la strada fino all'auto alle quattro del mattino - non un filo di nebbia, tutto limpidissimo - chiedendoti se era tutto un sogno. E molto probabilmente, vedendolo con gli occhi di dopo, lo era. Perche' permanendo nella dimensione onirica si poteva evitare di accorgersi di quello che il freddo si era portato via con se' con l'arrivo della timida primavera milanese, quella che si affaccia a febbraio, e a marzo se n'e' gia' andata. Eviti di sentirti addosso che con le migrazioni era giunto anche per te il momento di mollare le tende, in modo apparentemente logico e naturale, come se il tuo gregge avesse consumato tutto il consumabile e quindi non ci fosse motivo di rimanere li'.
E poi il freddo era dovunque, dovunque si andava a capitare, al chiuso o all'aperto, anche perche' chissa' come mai quel freddo lo si cercava in modo quasi illogico, a mo' di cieca dipendenza, roba da malati di mente. Roba che quando sai che le cose si mettono ad andare male ti viene quasi da dare la colpa al clima, il che non ha molto senso; ma, d'altra parte, qualcosa ne aveva, di senso? Molto meglio non porsi domande e lasciarsi travolgere da quella cascata gelida che ti entrava fin nelle ossa.
Pero' quel freddo micidiale se ne sarebbe andato prima o poi, e tu lo sapevi che si sarebbe portato via tutto, perche' era grazie a lui se vi eravate trovati entrambi con tutta una giornata libera da ogni impegno, visto che il palazzo era stato sgombrato perche' non andava il riscaldamento e tu a questo punto avevi pensato "bella li', cosi' ne approfitto per fare i regali di Natale", poi l'avevi incontrata sulle scale per uscire, ci avevi preso un caffe' e le avevi buttato li' un "hai da fare? mi accompagni a cercare qualche libro?".
Roba da chiodi: oggi si gela fino nel midollo e tu le butti li' di stare in giro?
Ed era cominciato lo show. Autentico cinebrivido, al di la' del freddo, per dirla con Burgess.
E quindi lo sapevi, e non c'era niente di male in tutto questo. Quando cambiava il vento, sareste cambiati anche voi. Ma intanto non volevi perdere neanche un grammo di quel ghiaccio che ti si infilava nei pori che - forse perche' ti svegliava - ti faceva sentire vivo. Vivo come non mai.
E cosi' e' successo. E quello che ti porti dietro e' il fatto che nelle giornate come oggi, quando il termometro e' sotto lo zero in caduta libera, e tu hai tirato fuori il giaccone piu' pesante che hai, ti viene quasi da sorridere.
Perche' il freddo e' tornando. E chissa' che non ti abbia portato qualcosa.

Non e' che ci fosse molto altro da aggiungere. Rimaneva solo il cd degli Hotel Costes in sottofondo.
Anche se era ovvio che era solo malcelata attesa per la prossima storia.
(1-continua)

questo sito ottimizzato per essere visualizzato da occhi umani.

Cementino & Golosino (c) 2004/2006 -Enrico Clementel & Marco Agustoni - Articles by Carlo Mario Centemeri

Per gli insulti misti:
golosino (segninobuffo) covodeglisbronzi (puntino) it
cementino (segninobuffo) covodeglisbronzi (puntino) it
cente (segninobuffo) covodeglisbronzi (puntino) it