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!-- cente 2005-09-16 //--


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Man of distinction

Dopo vari mesi passati in mezzo alla musica, torniamo a occuparci di letteratura.

E nella fattispecie parliamo di fantascienza.

Partiamo col fare due precisazioni iniziali: se siete convinti che la fantascienza tout court non sia letteratura, forse non capite niente di letteratura.
Ma proprio niente, non so se mi spiego.
Seconda cosa: se siete convinti che tutta la fantascienza sia letteratura, forse anche voi non capite nulla di letteratura.
Ergo, gli uni e gli altri estremi farebbero bene a recarsi alla più vicina biblioteca e a leggersi un po' di cosette.

Noi, in questa sede, parleremo di uno splendido racconto di fantascienza del 1951, ad opera del buon Frederic Brown, geniale autore inglese il cui nome è legato soprattutto a molti racconti brevi, tra cui il celeberrimo "La sentinella".

Andando a raccogliere gli autori principali di fantascienza della metà del secolo scorso, come Asimov, Clarke, H.G. Wells, Brown (lupus in fabula), Bradbury, Williamson, si nota come evidentemente non ci si riferisca sempre a una epopea tutta fatta di navi superluminali, macchine del tempo, alieni verdi e via discorrendo, ma più spesso si facciano ipotesi ragionate (il termine inglese science fiction, difatti, significa letteralmente letteratura d'invenzione su argomento scientifico, quindi muovendo da basi teoriche realistiche, seppur avveniristiche) sull'avanzamento tecnologico del futuro (si veda la precisione dei dettagli di 2001 odissea nello spazio, di Clarke), oppure a visioni utopico/catastrofiche, come il Bradbury di Fahrenheit 451 o il Clarke (sempre lui) dello straordinario The nine billion names of God.

Ma non tutta la fantascienza è seria, spesso ci si muove con mezzi, scopi o presupposti dichiaratamente ironici, come nello splendido "Feeling of power" di Asimov, oppure nel "man of distinction" di Brown, di cui andiamo or ora a narrare la storia.

Il protagonista è un tale Al Hanley, personaggio qualunque, che al momento dello svolgersi dei fatti è sbronzo, condizione che lo accompagna da tempo immemore e in cui è intenzionato a restare all'infinito. Solo che il povero Al ha finito i soldi, ha finito la lista dei parenti a cui chiederne, ha finito la lista degli amici ed è agli sgoccioli anche della lista dei conoscenti. Fatto sta che per il nostro Al il futuro non sembra florido, visto che stanno per giungere le fatidiche dodici ore senza bere. E al povero Al, dopo dodici ore senza bere, appaiono i Supermostri, sorta di edizione corretta e accresciuta del Delirium Tremens.

Il buon Al è quindi intento a interrogarsi sul suo prossimo futuro, quando gli appaiono due creature, a forma di verme, lunghe circa cinque metri, di un bel colore blu e che si rivolgono a lui. Ma questi signori non sono, come si potrebbe ipotizzare, mostri generati dal sonno della ragione di Al, ma due alieni, abitanti del pianeta DAR, venuti sul nostro verde pianetino con una precisa missione: reclutare tre o quattro miliardi di individui da usare come operai non specializzati. Solo che mancano dati sui terrestri, e quindi è necessario fare una campionatura delle capacità dei medesimi: va bene non specializzati, ma almeno in grado di fare qualcosa... Fatto sta, che i due alieni (che ovviamente parlano a perfezione l'inglese) invitano Al a salire sulla loro astronave. La domanda di Al è ovvia: "Ma c'è da bere lì dentro?", a cui segue risposta affermativa.

La nave, che in realtà è un cubo spaziotemporale, permette agli alieni di cominciare a fare qualche analisi: è necessario capire di cosa si nutre la cavia umana, per non farla morire di fame.
E, dopo una dettagliata indagine del metabolismo di Al, si accorgono di una cosa:

"Che strano, il suo metabolismo dipende esclusivamente dal C2H5OH".
"Alcol?"
"A quanto pare, o almeno come base. E' presente nel sistema circolatorio di questo individuo con un tasso pari al 234%. Sembra essere l'unico nutrimento per questa creatura".


Al che, gli viene preparato un beverone, che contiene al novantacinque per cento alcool e per il resto vitamine e sali minerali per aiutarne le funzioni vitali, e potete ben immaginare la gioia del nostro povero sbronzo, che è convinto di bere ormai l'ambrosia, il nettare degli dei.

Ma una volta nutrita e analizzata la creatura, è necessario cominciare a provarne le prestazioni, e ovviamente il risultato è un autentico disastro: Al cade per terra ogni pochi passi, dice cose completamente senza senso che lasciano sbigottiti i Dariani per l'incomprensibile illogicità dei concetti espressi nella conversazione... e quindi la missione deve dichiararsi fallita, i terrestri non sembrano adatti per essere esportati su DAR.

Ma è necessario osservare gli ordini della Missione, e quindi Al Hanley viene comunque portato sul pianeta, con destinazione... lo zoo!

Adesso Al vive in una gabbia di vetro, nutrendosi della meravigliosa bevanda (nel frattempo migliorata per dargli lunga vita) ed è al posto d'onore del giardino zoologico di DAR, capitale di millanta mondi e pianeti e città.

Davanti alla sua gabbia, i visitatori possono leggerne la descrizione

ALCOOLICUS ANONIMUS
capace di sporadiche manifestazioni di intelligenza, vive di una dieta d'alcool integrata con vitamine.
Privo di qualsiasi senso logico.
Prestazioni: è in grado di compiere qualche passo senza cadere.
Non ha valore commerciale.
E' un raro esemplare della più particolare forma di vita conosciuta nello spazio.

Ed è un bene... pensate se avessero incontrato un sobrio (eh si, purtroppo esistono anche loro...) oppure un astemio (vade retro!...)...

Quindi, sappiatelo, questo sito lavora per la sopravvivenza del mondo intero: non si sa mai che un giorno degli alieni capitino in via Savona...

...Estote parati!

Prosit!

Cente

PS: ma fanno così schifo i miei articoli? Non mi scrive mai nessuno...
Brutti cattivi.
Ecco.

Avviso: il gelato al peluche non è proprio una gran idea commerciale.

Cementino & Golosino (c) 2004/2006 -Enrico Clementel & Marco Agustoni - Articles by Carlo Mario Centemeri

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