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!-- cente 2005-09-03 //--


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In taberna quando sumus

Negli anni trenta del secolo scorso, il compositore tedesco Carl Orff, che fu per tutta la vita un propugnatore del ritorno alla forme antiche e della semplicita' strumentali, si diede alla realizzione della sua opera piu' famosa, alias i Trionfi di Afrodite, per solisti, coro e strumenti. A sua volta questa composizione era suddivisa in due parti, i Catulli Carmina, con testi tratti da Catullo, e i Carmina Burana. Questi ultimi, che fanno a tutt'oggi parte del repertorio sinfonico piu' frequentemente eseguito, si basavano su una serie di composizioni medievali ritrovate all'interno della biblioteca del convento di Beuren (Germania), plausibilmente redatte dai cosiddetti "Clerici vagantes", studenti girovaghi che nelle loro parole inneggiavano al vino e all'amore, in un misto tra tedesco e latino (piuttosto maccheronico, alle volte).
Il manoscritto dei Carmina Burana e' di interpretazione estremamente complessa, poiche' la notazione musicale - all'epoca - non era ancora stata perfezionata: si tratta difatti di una cosiddetta "notazione relativa", ovverosia i simboli sopra il testo indicano se l'intonazione della voce deve scendere o salire rispetto alla nota precedente, ma nessuna informazione e' data rispetto alla posizione assoluta delle note: in tutta sostanza, si tratta di una notazione musicale molto simile ai neumi gregoriani, ma senza il rigo. Sono stati svolti chili e chili di studi e anche realizzate piacevolissime incisioni (molto diverse l'una dall'altra) per cercare di ricreare l'ambiente originale di queste musiche (personalmente consiglio Pickett, Clemencic e quella realizzata dagli italiani Modo Antiquo). Orff, dal canto suo, si disinteresso' completamente delle musiche originali e riscrisse tutto, tenendo solo i testi, in uno stile piuttosto primitivo, purtuttavia molto efficace. Di queste composizioni, prenderemo in esame una delle piu' celebri, cioe' "In taberna quando sumus" (Quando siamo all'osteria), il cui celeberrimo testo recita:

In taberna quando sumus,
non curamus quid sit humus,
sed ad ludum properamus,
cui semper insudamus.
Quid agatur in taberna,
ubi nummos est pincerna,
hoc est opus ut queratur:
si quid loquar audiatur.

Quidam ludunt, quidam bibunt,
quidam indiscrete vivunt.
Sed in ludo qui morantur,
ex his quidam denudantur,
quidam ibi vestiuntur,
quidam saccis induuntur.
Ibi nullus timet mortem,
sed pro bacho mittunt sortem.

Primum pro nummata vini:
ex hac bibunt libertini.
semel bibunt pro captivis,
post hec bibunt ter pro vivis,
quater pro christianis cunctis,
quinquies pro fidelibus defunctis,
sexies pro sororibus vanis,
septies pro militibus silvanis,

octies pro fratribus perversis,
novies pro monachis dispersis,
decies pro navigantibus,
undecies pro discordantibus,
duodecies pro penitentibus,
tredecies pro iter agantibus.
Tam pro Papa quam pro Rege
bibunt omnes sine lege.

Bibit hera, bibit herus,
bibit miles, bibit clerus,
bibit ille, bibit illa,
bibit servus cum ancilla,
bibit velox, bibit piger,
bibit albus, bibit niger,
bibit constans, bibit vagus,
bibit rudis, bibit magus,

bibit pauper et egrotus,
bibit exul et ignotus,
bibit puer, bibit canus,
bibit presul et decanus,
bibit soror, bibit frater,
bibit anus, bibit mater,
bibit ista, bibit ille,
bibunt centum, bibunt mille.

Una cui traduzione suona piu' o meno cosi':

Quando siamo in osteria
La realta' se ne va via
Ma al gioco ci affrettiamo
Per il quale noi impazziamo
Cio' che accade all'osteria
Dove il soldo fa allegria
Questa e' cosa interessante
Ascoltate a orecchie attente:

C'e' chi gioca e c'e' chi beve
chi indecentemente vive
C'e' chi e' vittima del gioco
E a chi resta niente o poco
C'e' chi n'esce riverito
Chi di sacco e' rivestito.
Li' nessun teme la morte
Ma per Bacco sfida sorte

Brindiam a chi paga i vini
Poi beviam coi libertini
Un bicchier al carcerato
E poi tre per il creato
Quattro per tutti i cristiani
Cinque per i morti anziani
Sei per l'uom con l'armatura
Sette per la donna impura

Otto ai figliuol perversi
Nove ai monaci dispersi
Dieci per i naviganti
Undici pei litiganti
Dodici pei penitenti
Tredici per i partenti
Per il papa o per il rege
Bevon tutti, sine lege

Il signor con le signore
Beve il clero e la cavaliere
Beve questo, beve quella
Beve il servo con l'ancella
Beve il vivo, beve il pigro
Beve il bianco, beve il negro
Beve il certo, beve il vago
Beve il tonto e beve il mago

Beve il povero e il malato
Beve il triste e l'esiliato
Beve il bimbo con l'anziano
Beve il prete col decano
il fratello e la sorella
L'ammogliata e la zitella
Beve questo, bevon quelle
Bevon cento, bevon mille


E con questo (spero mi accorderete alcune licenze nella traduzione per far tornare le rime) vado a rimettere il dizionario di latino sullo scaffale, dove riposava dal lontano 1994...

...Ordunque, prosit!

Cente

Attenzione: non vi ho visto ieri sera, al Covo. Stasera comprerete dodici birre, per punizione. Chiare. Singolo Malto.

Cementino & Golosino (c) 2004/2006 -Enrico Clementel & Marco Agustoni - Articles by Carlo Mario Centemeri

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