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Il senso della morte

Per C., M. e W.

Ciao cari,
non fatevi spaventare dal titolo. Seppure avessi in mente di scrivere qualcosa del genere da tempo, i motivi che mi spingono a scriverlo sono dovuti ad alcune cosette lette sui giornali, nonche' da alcune motivazioni personali che - difatti - spiegano la dedica con cui comincia questo Apubslife.

Ovviamente il titolo di questo articolo serve solo a rieccheggiare il precedente "il senso della vita" pubblicato su queste pagine (web) lo scorso maggio. Si potrebbe discutere su quanto c'e' nel titolo per ore, ma non e' il caso di tirare in ballo credenze, religioni e filosofie, e ci limiteremo a fare una piccola indagine su un interessante aspetto che e' di nostra competenza.

Moltissime religioni, credenze e quant'altro ci portano a pensare di come l'aldila' sia una festa continua, un grande banchetto che si ritrova tanto nel cattolicesimo quanto nei miti scandinavi, in cui Odino invita tutti a cena. E dato che nessuno e' mai potuto tornare per raccontarlo, le ipotesi sono tante, milioni di milioni, e servono tutte per evitare di pensare in termini del fatto che a un certo punto l'attivita' elettrochimica del tuo cervello si esaurira' e tu finirai nel buio piu' assoluto, che poi buio non sara', perche' non ce ne sara' la minima percezione; la quale analisi, seppur perfettamente razionale, riconduce la percezione a una mera serie di processi, il che - pur con la mia mentalita' scientifica - mi riesce del tutto impossibile da accettare.

Comunque, non affronteremo il discorso in questa sede e torniamo a bomba.

Quello che c'e' oltre quella porta, al di la' del fatto che possa causare paura, e' sicuramente un argomento che incuriosisce tutti, e se da un lato ci sono persone che se ne interessano a colpi di occulto, sedute spiritiche e compagnia bella, ce ne sono altrettanti che rimangono piu' ancorati a come sara' il mondo di qui senza di loro, compiendo suicidi spettacolari (si veda quell'emerito deficiente che si e' ammazzato due giorni fa dopo aver presentato sul suo blog l'organizzazione del proprio suicidio) o arrivando a scegliersi la bara o a organizzare il proprio funerale, manco fosse un matrimonio. Per maggiori dettagli, vi consiglio la lettura della rivista "Oltre: periodico dell'imprenditoria funeraria e cimiteriale", leggibile anche in versione web.

Ma al di la' di questo: c'e' un'evidente disparita' tra chi si ritrova catapultato oltre quella porta, senza essersi potuto preparare o immaginare o anche solo spaventare, mentre tanta, troppa, gente la morte se la cerca nell'alcool, sia in senso figurato perche' ammazza le soglie della percezione sbronzandosi "per non vedere", sia in senso letterale perche' svolge da ubriaco incarichi di responsabilita', con il rischio di ottenere un risultato molto peggiore, quello di compiere una strage restando vivo. E quindi, come abbiamo evidenziato in tanti altri articoli precedenti, quello che puo' essere il viatico di allegria tout court e che addirittura e' rappresentato come uno delle caratteristiche della beatitudine eterna, diventa invece un pericoloso veicolo per compiere gesti eclatanti nell'aldiqua. E non venitemi a dire le solite stupidaggini "era un ragazzo tranquillo, tutta colpa dell'alcool". L'alcool non e' un demone maligno che vi possiede iniettandovi idee malsane e facendovi agire contro la vostra volonta'.

Di fatto, l'idea che chi non e' piu' tra noi stia partecipando a una grande festa, dove c'e' alcool, cibo, musica, luce e divertimento per sempre e' probabilmente la migliore cosa a cui possiamo pensare. Un eterno e sereno "ci penseremo domani", sapendo che un domani non c'e'.

Cente

PS: Ma mi scrivete o no???

Avviso: il gorgonzola non va bene per lubrificare i motori.

Cementino & Golosino (c) 2004/2006 -Enrico Clementel & Marco Agustoni - Articles by Carlo Mario Centemeri

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