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!-- cente 2005-05-25 //--


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Il senso della vita

Nessun riferimento ai Monty Python, nonostante il titolo di questo articolo rieccheggi apertamente il nome di un loro celebre film.
La domanda che invece viene da porsi deriva dall'osservare il numero finito di minuti che a ciascuno di noi e' dato di vivere. Sento sempre piu' spesso gente che, presa da voglie di immortalita' e desideri di inseguire filosofie macrobiotiche ed epicuree, mi decanta la maggiore importanza dell'astenersi da qualsiasi tipo di eccessi rispetto al godersi alcuni attimi di follia.
Non so bene cosa voglia dire molta gente quando mi viene fuori con un discorso del tipo "non so che gusto ci sia a sbronzarsi".

Fermo restando che non vogliamo incitare alcuno all'alcoolismo o all'utilizzo del mezzo alcoolico come viatico per nascondere sotto il tappeto problemi, infelicita', fatica e stanchezza, vorrei ribadire un particolare:

non ci si sbronza solo di alcool.

Se posso permettermi un breve angolino autobiografico, le mie sbronze migliori sono legate a ben altri momenti:

  • l'ossigeno che ti incendia i polmoni a 3500 metri di quota al mattino presto
  • la tromba di miles davis che intona Tutu,
  • suonare il terzo corale di Franck in una chiesa con le luci spente e il temporale fuori,
  • immergersi nelle ultime 150 pagine del Conte di Montecristo,
  • fare 20 minuti di improvvisazione totale in concerto,
  • camminare per otto ore a caso in giro per la citta' chiacchierando con una persona che hai appena conosciuto

...e via discorrendo...

I sintomi sono gli stessi: ti gira la testa, non capisci piu' niente, tu sei dentro e il mondo e' fuori. Si tratta di assaporare la vita nel modo piu' violento e bruciante possibile, tale da far saltare via i tuoi neuroni e bruciare i circuiti di controllo, sfidare le leggi della fisica e andare in condizioni di instabilita' estrema, sentire la testa che ti va insieme e non riuscire a emettere verbo alcuno per diverso tempo.

Che sia alcool o non sia alcool, che sia cibo o bevanda o suono o vista o profumo (penso che la lettura di Sueskind sia estremamente esplicativa a proposito), procurera' ebbrezza che puo' essere piu' o meno intensa o piu' o meno lunga, puo' essere esogena o endogena, data da cause reali o solo da una madeleine.

L'impressione che sto ricavando, invece, e' quella di una sempre piu' ampia generazione di persone che sono volte solo a preservare il proprio corpo e, in questa specie di continua purificazione (da cosa?), mi appaiono piu' prese da narcisistici istinti di sopravvivenza che non da interesse nella vita.

Intendiamoci, i giorni sono contati per tutti: avere un corpo umano sano e in salute e passare l'esistenza a averne cura e' come avere un'automobile e tenerla sempre in box lustrandola sette volte a settimana. Lo so anch'io che se la si porta in strada si rovinano i pneumatici, che se si percorre una strada non asfaltata si rischia di sbilanciare l'equilibratura, che a lasciarla sotto la pioggia potrebbe essere attaccata dalla ruggine...

...ma a questo punto vale la pena di passare l'esistenza tra corsi di yoga, aperitivi a base di carote scondite, meditazione e calma e respirazione tibetana, astensione assoluta da qualsiasi emozione che vada oltre il sorriso di convenienza?

Non capisco come si possa voler purificare un corpo che non si e' mai sporcato.

Mettiamola in altri termini: se si ha davanti una fetta d'anguria si puo' mangiarla a pezzettini piccoli, con coltello e forchetta e gomiti stretti.
Oppure prenderla per la buccia, infilarci la faccia e mangiarla lordandosi la faccia nel peggiore dei modi, con la certezza di non aver lasciato neanche una goccia della polpa nella buccia (e a questo proposito di veda una vecchia striscia di lupo alberto "...e l'anima - BURP - vola in cielo!".)

Non so voi, ma io sono per la seconda ipotesi.

Prosit

Cente

PS: queste riflessioni mi vengono da varie conversazioni recenti, in particolare con una persona, che non so se leggera' questo articolo, ma spero che ci si riconoscera'.

Attenzione: per quanto voi possiate gradire il Cuba Libre, i circuiti del vostro computer non faranno altretanto. Evitate quindi di fare i simpatici coi vostri amici servendo rum & coca direttamente da una presa USB.

Cementino & Golosino (c) 2004/2006 -Enrico Clementel & Marco Agustoni - Articles by Carlo Mario Centemeri

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