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!-- cente 2005-05-05 //--


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Code di gallo

Orbene, miei piccoli amici.

In uno dei suoi tanti articoli risalenti agli anni cinquanta, il grandissimo Giovannino Guareschi ci parla dei "cock-tails, ovverosia quel modo che hanno gli americani di chiamare quelle infernali misture di alcoolici".All'epoca, quindi, l'idea di non bere qualcosa di puro (vino, birra, eccetera) era effettivamente poco comprensibile per persone che non frequentassero i caffe' del centro delle grandi citta', oppure i salotti eleganti.

Il termine "cocktail" significa "coda di uccello maschio" (in particolare di gallo, o di pappagallo), che e' notoriamente molto variopinta: si discute da tempo se questa terminologia vada da riferirsi alla varieta' di colori in cui esistono i cocktail o al fatto di essere una varieta' di sostanze che vanno a formare un tutt'uno.

. Di fatto, andrebbe fatta una reale distinzione all'interno delle suddette "infernali misture", in particolare in base al momento in cui andrebbero serviti (aperitivi, after dinner, etc.); non andrebbe fatta confusione con i long drink, alias bevande alcooliche diluite da una analcoolica (come il gin fizz, il gin lemon, il gin tonic, il cuba libre), caratterizzate dal lasciare a chi beve la possibilita' di scegliere il grado di diluizione necessario, mettendo a parte il contenitore della bevanda analcoolica. Un cocktail deve invece essere dosato e mescolato da un esperto.

La particolarita' dell'uso italiano e' quella di aver generalizzato, oltre che il termine cocktail, a questo settore anche la parola 'drink', che nell'accezione anglosassone si riferisce a una qualsiasi cosa da bere (dal whiskey alla tazza di the).

Tutta questa anglicizzazione dei termini, pero', non rende omaggio alla reale origine di questo approccio al bere: il primo cocktail di cui si ha notizia e' l'idromele, miscuglio di vino e miele di invenzione romana, poi sparsosi fino alle isole britanniche dov'e' in uso ancora oggi. Sara' pero' nell'ambito degli studi alchimistici medievali e rinascimentali che, sia per scopi gastronomici che terapeutici, si scriveranno le ricette di svariate misture di bevande alcooliche (in particolare acquavite, di varie specie) con estratti o decotti di erbe, essenze vegetali e profumi.

Dal tempo del re Sole, in Francia, venne costituita una corporazione dei fabbricanti di bibite (i Limonadiers, seguiti poi dagli Anysetieres e da altri), dove il termine bibita va inteso nel senso latino di bevanda, indifferentemente alcoolica o analcoolica

Testimonianze moderne sul temine cocktail vengono da un numero del 1806 del giornale inglese "The Balance" dove si etichetta come Cocktail una bevanda chiamata 'bittered sling', definita 'una bibita stimolante, realizzata con varie bevande alcooliche a cui si aggiungono acqua, zucchero e bitter', il Larousse lo definisce 'una mistura di bevande alcooliche, sciroppi e ghiaccio' mentre il Devoto Oli parla di 'Miscela di bevande alcoliche (vermouth, champagne, liquori secchi) talvolta con l'aggiunta di amari'. Si e' quindi volti a considerare sempre la presente di una base alcoolica nella suddetta bevanda, rendendo quindi il termine 'cocktail analcoolico' una contraddizione in termini (un po' come il burro senza colesterolo).

La definizione di cocktail porta quindi a considerare ricette di proporzioni quasi farmaceutiche, con precise proprieta' organolettiche, e che richiederebbero quindi attenzione e precisione nella preparazione, oltre a un'attenta scelta del bicchiere, della tecnica con cui mescolare e della temperatura a cui servirlo. E' inoltre necessario distinguere tra le bevande che devono essere servite immediatamente (miscugli tra sostanze non miscibili o in cui puo' verificarsi deposito di residui, ad esempio se si usa una spremuta d'arancia) oppure che possono essere preparate e lasciate a riposo.
Purtroppo, nella stragrande maggioranza dei locali non si da interesse a molti di questi aspetti: spesso e volentieri si serve tutto nello stesso tipo di bicchiere, non si agita ma si mescola, si annega tutto nel ghiaccio e via discorrendo. Chi ha assaggiato un gin rosa nell'omonimo bar di Piazza San Babila a Milano, o un Bellini a Venezia, oppure un Negroni a Firenze sa bene quale differenza ci sia con la maggior parte delle preparazioni. Da tenere inoltre conto di come, spesso, la scelta degli ingredienti ne individui anche la marca e l'invecchiamento, e non si limiti a parlare di gin, vermouth, rhum o che altro, tali per cui il risultato non sia tanti sapori insieme, ma un unico sapore nuovo.

Prosit!

Cente

Post Scriptum: Ricevo una segnalazione dalle sempre attente sentinelle dei miei articoli: l'idromele veniva consumato soprattutto durante la prima notte di nozze, il che sta all'origine dell'espressione Luna di Miele.
Ovviamente grazie mille per il preziosissimo contributo.

Attenzione: il precedente messaggio su come depilare i gatti con il forno a microonde frutto di una operazione di hacking al nostro sito. Non fatelo.

Cementino & Golosino (c) 2004/2006 -Enrico Clementel & Marco Agustoni - Articles by Carlo Mario Centemeri

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