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!-- cente 2005-02-27 //--


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Sam'di soir...

Viene spesso identificato come un autore politico, fantascientifico, utopistico, ma tutti questi epiteti sono riferiti solo alle due opere più note di George Orwell , alias i celeberrimi La fattoria degli animali e 1984.
Ciononostante, una lettura degli altri romanzi di Orwell, alcuni dei quali si possono recuperare in un pregevole cofanetto degli Oscar Mondadori, ce lo consegnano come un autore di volumi dove la sua vena narrativa e la vocazione giornalistica si intrecciano in modo quasi sorprendente. E' estremamente meritevole di nota il suo Omaggio alla Catalogna, resoconto della sua presenza nella guerra civile spagnola, ma soprattutto il meraviglioso Senza un soldo a Parigi e a Londra (Down 'n out in Paris and London), resoconto di vari mesi passati ad 'arrangiarsi'.
La professione esercitata da Orwell durante la permanenza a Parigi, quando non riesce più a sbarcare il lunario come giornalista e come insegnate di inglese, è quella del Plongeur, cioè del lavapiatti, prima in un grande albergo e poi in un piccolo ristorante Parigino; questa posizione, in un certo senso privilegiata, gli permette di osservare da un punto di vista molto diretto la vita dei bassifondi di Parigi tra le due guerre (il libro venne pubblicato nel 1933).

Il diciassettesimo capitolo di questo delizioso volume, in particolare, ci descrive un sabato sera parigino:

"Con trenta franchi alla settimana da spendere, potevo partecipare alla vita sociale del quartiere. Ci divertivamo, il sabato sera, nel piccolo bistrot sotto l'Hotel de Trois Moineaux. Nella stanza di cinque metri quadri si trovavano circa venti persone, con l'aria nebbiosa per il fumo e rumore assordante: tutti parlavano a voce altissima oppure cantavano a squarciagola. Alcune volte si poteva sentire solo un confuso schiamazzare, mentre altre si cantava tutti insieme La marsigliese oppure l'Internazionale. Azaya, una ragazza di campagna, cantava una canzone che diceva Il a perdu sus pantalons, tout en dansant le Charleston, mentre la sua amica, di nome Marinette, che era corsa e bruna, si legava i ginocchi e ballava la danza del ventre.(...) R., pallido e silenzioso come un cadavere, si sedeva sempre nello stesso angolo e si sbronzava in santa pace. Charlie, sbronzo, ballava barcollando tenendo in mano un bicchiere di finto assenzio, toccando il seno alle donne e declamando poesie. (...)

Insomma, tutti erano felici, tutti erano completamente persuasi che il mondo fosse un luogo da favola e noi fossimo tutte persone di classe.

Il chiasso durava un'ora ininterrotta, finchè, verso mezzanotte, si sentiva un grido: "Citoyens!" accompagnato dal rumore di una sedia caduta: un manovale biondo si alzava in piedi e sbatteva una bottiglia sul tavolo. Tutti tacevano e si passavano parola "silenzio! Furex va all'attacco!".
Furex era un tipo strano, che tutta la settimana sgobbava come scalpellino e il sabato si ubriacava fino all'assurdo: aveva perso la memoria e non ricordava nulla di prima della guerra. Di lui era particolare il fatto che fosse comunista da lucido ma decisamente patriottico da ubriaco. Cominciava la serata sotto l'insegna del comunismo ma dopo quattro o cinque litri appariva lo sciovinista arrabbiato che lanciava invettive contro le spie e gli stranieri, facendo un discorso patriottico ogni sabato sera, sempre lo stesso, parola per parola:

"Cittadini!
Lasciatemi ricordare ai francesi, se ce ne sono qui, i giorni gloriosi del conflitto!
Quando pensiamo a quell'epoca di cameratismo ed eroismo, in effetti, ci vengono in mente quei giorni di cameratismo ed eroismo...
e quando pensiamo agli eroi defunti, ci tornano in mente proprio gli eroi defunti...
Cittadini! Io sono stato ferito a Verdun..."


...e a questo punto mostrava la vecchia ferita di guerra, tra gli applausi scroscianti; nulla ci sembrava più comico, tant'è che quando cominciava venivano a vederlo da tutti i locali del quartiere. (...) Poi a un tratto, ci rovinava tutto il divertimento, le gambe gli cedevano e vomitava sul tavolo; la signora F., che gestiva il locale, lo raccoglieva come un sacco di patate e lo metteva a letto, da cui si alzava tranquillo e felice la mattina dopo per andare a comprare il giornale.

A questo punto, si ripuliva il tavolo, arrivavano altre bottiglie e si cominciava a bere davvero (...) la gente parlava delle proprie vicende di cuore, della guerra, di pesca e della rivoluzione (...). Eravamo ancora felici, ma in modo più meditabondo e meno chiassoso.

All'una, anche la felicità se ne andava: ordinavamo altre bottiglie, ma gli uomini erano litigiosi e le ragazze scappavano. Luigi, il carpentiere, era ciucco e strisciava facendo il cane, preso a calci dalla gente. Finito l'ultimo giro, la Signora F. mandava tutti a letto.

All'una e mezzo, il piacere era definitivamente concluso e realizzavamo di non essere i felici abitanti di un mondo di classe, ma un triste mucchio di operai malpagati, squallidamente sbronzi.(...)Strisciavamo fino ai letti e ci addormentavamo vestiti, rimanendoci dieci ore.

Trascorrevo così quasi tutti i sabati sera e tutti noi eravamo fermamente convinti che le due ore di felicità valessero tanto quanto il mal di testa che ne era il necessario successore. E per molti degli uomini della zona, che non avevano una compagna o un domani ad attenderli, quella sbronza settimanale era l'unica cosa che rendesse l'esistenza degna di essere vissuta"


Da George Orwell, "Down 'n out in Paris and London", 1933.
La traduzione è mia.

A la santè!

Cente

Interrompiamo il fumetto per trasmettere il Bollettino della Cirrosi Epatica.

Cementino & Golosino (c) 2004/2006 -Enrico Clementel & Marco Agustoni - Articles by Carlo Mario Centemeri

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