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Jesus' Blood Never Failed Me Yet

Londra, 1971.
Gavin Bryars, compositore che doveva ancora cogliere i trionfi di pubblico degli anni a venire, sta collaborando con il regista Alan Powers per un film sui senzatetto che vivono nei dintorni della Waterloo station; Bryars deve fornire materiale sonoro e, durante le riprese, registra voci, commenti, canzoni.

Molte di queste sono canzoni di ubriachi, arie d'opera, canzoni popolari. Dalla voce di una di queste persone, invece, esce un inno religioso, "Jesus blood never failed me yet".

Gran parte del materiale non verra' usato nel film e rimane nelle mani di Bryars, che all'epoca sta cominciando a concepire alcune idee di musica concreta (La musica concreta utilizza suoni "veri", quindi voci, rumori e quant'altro, insieme a strumenti tradizionali. Se oggi, con i campionatori, questo ci sembra ovvio e banale, cosi' non era trent'anni fa, quando per avere cose del genere era necessario usare il nastro magnetico NdR ). Questo frammento, soprattutto, rimasto particolarmente caro a Bryars, che - dopo poco - si accorge del fatto che la melodia del vagabondo e' intonata col suo pianoforte. Bryars comincia quindi a suonarci sopra, a concepire idee.

Ma e' solo l'inizio.

La registrazione dura venticinque secondi: troppo pochi, e' quindi necessario mandarla in loop tramite un nastro chiuso ad anello, seguendo peraltro uno dei procedimenti cardine del minimalismo: l'individuazione di una cellula sonora, che, replicata, fornisce lo scheletro del brano. E qui avviene la rivelazione: durante una delle sedute di composizione, in studio, Bryars dimentica il loop attivo e va al piano di sotto a prendere un caffe', lasciando la porta aperta. Quando torna indietro, nello studio di pittura attiguo alla sala incisione, colmo di artisti solitamente vivaci e rumorosi, c'e' il silenzio, gente con lo sguardo fisso, uno che addirittura singhiozza. E sullo sfondo la voce di questo vagabondo, che canta "Jesus blood never failed me yet, there's one thing I know, for He loves me so...". Nessuno ha smesso di lavorare, nessuno si e' in apparenza accorto del nastro.
Bryars comincia quindi a orchestrare il loop, ma andandoci con i piedi di piombo, per evitare di scalfire l'enorme potere emozionale di questa composizione.

Cominciano quindi gli esperimenti che portano alla prima incisione, nel 1975, limitata dalla lunghezza di un LP. Ma il pezzo non si ferma, e Bryars continua ad evolverlo, per concerti e altre incisioni.

Quando esce la versione in cd, nel 1993, Bryars presenta una versione di 74 minuti di questa composizione, in cui il loop e' ripetuto quindi circa centocinquanta volte.

Il primo pensiero, quindi, e' "Che du' palle!". Ma e' perche' non l'avete ancora sentito.

E quindi mettiamo il cd nel lettore e ascoltiamo.

Lentamente, dal silenzio, ecco la voce del vagabondo, che viene poco alla volta raggiunta da un quartetto d'archi che ne accompagna il canto, al quale si aggiungono arpa, organo e alcune percussioni. L'accompagnamento si evolve, fino a sfociare nella seconda sezione, in cui la parte centrale dell'accompagnamento e' svolta da sei violoncelli, eleganti e signorili, e da una campana, a cui lentamente si aggiunge un coro; nel terzo segmento gli archi spariscono completamente, lasciando posto ai fiati e al coro, fino a ricomparire tutti insieme, scuri e chiari, (tra gli archi si definiscono "chiari" gli strumenti ad accordatura piu' acuta, come violini e viole, e "scuri" quelli piu' gravi, come violoncelli e contrabbassi, NdR). Finche' si penserebbe che l'evoluzione del brano si sia conclusa, quando avviene un'autentica sorpresa: arriva una voce che si mette a duettare con il vagabondo.
Questo e' molto particolare: per la prima volta in quasi un'ora c'e' qualcuno che duetta, non accompagna.
E dopo qualche secondo di stupore, riconosciamo la voce: una voce unica, roca all'inverosimile, che sa di whisky e di motel, di sigarette e di notti all'addiaccio, di amore e di morte, per dirla con Baricco 'La voce di tutti i barboni del mondo'.

Tom Waits

E Tom si mette a cantare col barbone, se non lo si sapesse non si direbbe mai che Waits sta duettando con un loop cantato da una persona che non conosce. Perche' i due sembrano conoscersi, e anche bene, sembra che stiano cantando insieme da tutta la notte, mentre camminano lungo le Banks londinesi, sotto una luna e con un freddo micidiale.
E cantano, cantano, cantano, "come se non avessero fatto nient'altro per tutta la vita" (sempre Baricco, vedi nota).
Deve purtroppo giungere anche la fine, il vagabondo se ne va, rimane Tom Waits, che se ne andra' presto anche lui, accompagnato dai soli archi chiari e dal coro, andando a finire in un tripudio di luce.

La collaborazione di Waits non e' casuale: racconta Bryars che nel 1982 Waits gli telefono' per chiedergli una copia della prima edizione di questo disco, dato che l'aveva persa e che era "il suo disco preferito": nell'edizione 1993, quindi, e' naturale che Bryars coinvolga nel lavoro un fan di lusso come Tom Waits.
Questa composizione e' sicuramente uno dei capolavori della musica contemporanea, nonche' uno dei cinque dischi che il sottoscritto porterebbe sulla famosa isola deserta. Secondo Bryars, il vagabondo non era ubriaco mentre registrava: d'altra parte l'alcool e' spesso una componente fondamentale della vita di questi invisibili e molti dei loro ricordi, cosi' come la loro voce e i loro pensieri, sono sagomati dall'alcool, che li aiuta a distaccarsi dalla realta'. E poche voci trasudano ottimismo come quella di questo vagabondo, la cui identita' ci e' rimasta sconosciuta; lo stesso Bryars sostiene che mori' prima di sentire il lavoro finito.
Similmente a quanto avevamo detto su Ciampi, la visione irreale (per noi) del mondo che traspare da queste voci e da queste persone e' sicuramente limata da un grande ci penseremo domani.

Tanto "...Jesus' blood never failed me yet...".


Spero che stasera vorrete, quindi, alzare con me una pinta di London Pride al vagabondo.

Cente

Nota: i riferimenti ad Alessandro Baricco vengono dal suo Barnum su quest'argomento pubblicato dapprima su "La Stampa" e poi raccolto nel volume "Barnum: cronache dal grande circo", edito da Feltrinelli.

Scoop: Cementino sta trattando con partner americani per il lancio di un nuovo fumetto senza Golosino. Fra i titoli accreditati: "Le avventure di Cementino e Topolino nel Pub degli alcolisti".
Ancora nessuna ipotesi sul possibile partner di Cementino.

Cementino & Golosino (c) 2004/2006 -Enrico Clementel & Marco Agustoni - Articles by Carlo Mario Centemeri

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