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!-- cente 2005-01-30 //--


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Piero Ciampi

Spesso capita che fenomeni di primissima grandezza siano passati sotto totale e incondizionato silenzio, in particolare se legati a personaggi scomodi. La scomodita' di un personaggio, pero', spesso la facciamo noi, perche' non apprezziamo chi esce troppo dagli schemi.

Questo e' il caso di Piero Ciampi, forse il piu' grande cantautore che l'Italia abbia mai avuto (la cui influenza e' stata riconosciuta da tanti tra i piu' grandi, in particolare da Gino Paoli, da Fabrizio De Andre' e da Nada, che lo ebbe come produttore e autore di un intero disco, 'Ho scoperto che esisto anch'io') e di cui sono in pochissimi a ricordarsi. Le uniche tracce di lui a essere disponibili oggi sono un Premio a suo nome e la sua canzone, intitolata "Il Vino", che i La Crus hanno reinciso qualche tempo fa.

Il fatto che Ciampi, alla fine degli anni ottanta, fosse ormai dimenticato riporta alla mente un episodio piuttosto spiacevole, quello che porto' un certo celeberrimo cantante a plagiarne la poesia "mare al tramonto", riconoscendo la cosa solo dopo alcuni anni.

Sono stati fatti tributi, concerti e quant'altro, piu' mirati al ricordarlo che non al volergli trovare nuovi fan; il periodo di fortuna di Ciampi risale ormai agli anni settanta, epoca molto meno conformista e piu' sperimentale rispetto a oggi, in cui la gente non aveva paura di ascoltare qualcosa che non fosse Ligabue o Le Vibrazioni. E i testi di Ciampi sono crudi e aggressivi anche adesso, dopo quasi vent'anni dalla sua scomparsa.

La musica di Ciampi e' strana, le sue parole sono "sassi precisi aguzzi pronti da scagliare su facce vulnerabili e indifese", per dirla citando un memorabile verso di Pacifico. I suoi testi parlano di disperati ("sul porto di livorno", "come faceva freddo"), di vino ("il vino"), qualche volta di critica sociale ("andare, camminare, lavorare"), di uomini piccoli ("te lo faccio vedere io chi sono"), di amori devastanti (l'incredibile "Tu no") . E lo fanno con la forza di una secchiata di calce viva in faccia: la forza della veritas in vino presente nelle sue parole rompe gli argini, distrugge tutto quello che trova.
La carriera di Piero Ciampi dura per piu' due decenni, la sua vita dura soli quarantasei anni, quasi tutti trascorsi ubriaco. Autentico Bohemien moderno, vive e lavora nella Parigi dei tardi cinquanta, a contatto con Celine e Brassens, che profumeranno per sempre il suo lavoro, ma lo ritroveremo sul porto di Livorno, a Milano (abitava vicino a Corso Vercelli), a Roma; lo ritroveranno ubriaco a Stoccolma oppure a Tokio. E - al di la' di tutto quello che possono dire i suoi lavori in studio - il suo migliore ritratto lo fa un cd live pubblicato non da molto che riporta la registrazione della sua apparizione al Premio Tenco, in cui Ciampi e' visibilmente ubriaco. Le presentazioni, i battibecchi col pubblico e le parti parlate (memorabile quella sui gatti) sono testimoni del suo modo di pensare e del Ciampi piu' autentico, quello che appariva guardando il mondo attraverso una lente color rubino, come il vino.
Ovviamente i testi non sono risparmiati e vengono rimodificati a seconda di come gli gira nella serata: eclatante il colore che prende "te lo faccio vedere io chi sono", il ruggito del topolino diventa un gemito di disperazione, la paura della solitudine appare in tutta la sua sfolgorante imponenza. Un documento incredibile.

Il vino sara' una componente fortissima dei testi di questo genio misconosciuto, oltre a essere il titolo di uno dei suoi capolavori. Ciampi era un livornese, e quindi arrabbiato per natura. Ma un livornese arrabbiato e sbronzo puo' raggiungere livelli di trasparenza incredibili, mostrando come spesso il vino annebbi la vista per rischiarare gli occhi della mente. In un'intervista del 1976 al Radiocorriere TV (una delle pochissime testimonianze su di lui, oltre a uno special RAI intitolato "piero ciampi, no!", trasmesso due volte in venticinque anni sempre a orari impossibili e ora sepolto nell'archivio RAI) Ciampi dichiarera' due frasi memorabili: "Sono arrabbiato per tre motivi: sono Livornese, Anarchico e Comunista. Basta?" e "Per sentirmi felice mi mancano tante cose: una frittata di cipolle, un bicchiere di vino, un caffe' caldo e un taxi alla porta. Non ho mai avuto tutte queste cose insieme"

Ciampi e' morto da cinque lustri, il 19 gennaio 1980, per un cancro alla gola; stato ironicamente gabbato dalla vita dopo essersi preparato da sempre a una cirrosi epatica.
E questa sera, il nunc est bibendum e' un brindisi a lui.


Cente

P.S.: La fine di Ciampi stata molto simile a quella di un'altra grande bevitrice, Janis Joplin...
...il che vi fa intuire che si parlera' presto anche di lei...

P.P.S.: Cosa importantissima: se volete potete scrivermi!

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