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Tornando a casa

Con questo articolo vorrei parzialmente colmare una lacuna che questo sito fin qui ha avuto, e cioe' di parlare di Vinicio Capossela.
Personaggio sicuramente tra i piu' originali e interessanti della musica italiana, si e' messo in luce realizzando alcuni album di pregevolissima fattura, che da un primo stile cantautorale con venature r'n'b, jazz e sudamericane si e' poi evoluto verso stilemi cari soprattutto a Tom Waits, superandolo (a mio personalissimo parere) quasi per essere andato in costante evoluzione nella direzione del suono mantenendo un fortissimo calore mediterraneo nelle sue composizioni, cosa che Waits purtroppo non ha fatto. Sebbene Capossela, nell'ultimo splendido album, abbia ormai gia' superato questi territori sonori per andare verso direzioni ulteriormente piu' introverse e complesse, Waits e' rimasto un po' fermo al palo e nelle sue uscite successive a Bone Machine ha purtroppo smesso di stupirmi, cosa che mi dispiace alquanto. Comunque, tornando a Capossela, i riferimenti all'alcool non sono pochi nei suoi testi, spesso estremamente ermetici e di difficile collocazione sul piano semiotico e interpretativo. HO quindi scelto quello che e' forse il mio brano preferito di Capossela, tratto dal suo disco "all'una e trentacinque circa", che si chiama "tornando a casa" e racconta un rientro all'alba di un ubriaco, con una moglie che lo aspetta a letto e che - si capisce tra le righe - disapprova tutto cio'. O meglio, lei non e' voluta uscire e lui rimpiange il fatto che non si siano sbronzati assieme, perche' si vergogna della propria condizione di ubriaco davanti a lei sobria ("che poi potevi esserci anche tu, e non avrei vergogna adesso piu'..."). Interessante pensare che se siamo ancora lievemente consci ci vergognamo di apparire sbronzi davanti a un sobrio, mentre invece tra sbronzi questa vergogna sparisce... ma questa e' una mia nota personale. D'altra parte, Capossela ci fa partecipi di una sensazione di cui si e' parlato spesso da queste parti, del voler vedere ogni tanto anche il mondo da un altro punto di vista ("lasciami libero il cuore di partire... che posso fare se i colori di vedo piu' visti a quest'ora?..."). E' divertente anche il siparietto centrale della canzone, molto in stile Capossela quando vuol essere ironico ("mi pare di salire normale ma mi sfugge di mano la chiave... svegliarti non vorrei ma non e' detto che riesca a centrare il mio lato del letto..."). Ci sarebbero tantissime cose da dire su questo brano, che ogni volta che ascolto mi porta innumerevoli deja vu, anche perche' al di la' di quello che si puo' dire del testo, bisogna anche puntualizzare che la musica e' davvero stupenda, una delle migliori in assoluto del buon Vinicio. Quindi vi lascio al suo ascolto, preferibilmente in una malinconica sera d'autunno.

Avvertenza per Mela: non importa quello che accade ora, presto o tardi il bene vincerÓ, e Golosino sarÓ mio!

Cementino & Golosino (c) 2004/2006 -Enrico Clementel & Marco Agustoni - Articles by Carlo Mario Centemeri

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